“Ho 55 anni, ed all’inizio del mio percorso pesavo 95 kg, essendo alta 160 cm. I chili si sono accumulati negli anni, senza che me ne rendessi bene conto. Una cena, una festa, uno snack. Alcune abbuffate improvvise, anche notturne.

Ho iniziato a mangiare troppo, sempre, tutti i giorni, senza rendermene conto.
Mi sono sempre ritenuta una bella donna, non mi sono mai dovuta preoccupare eccessivamente del mio aspetto fisico; ho un marito che mi ama e mi desidera, due figli meravigliosi.

Ma mi trovavo quasi all’improvviso bloccata in questo corpo che non riconoscevo, e non sapevo come uscirne. Ho iniziato andando da un nutrizionista per avere una dieta. Ho provato, ma nel giro di tre settimane, svanito l’entusiasmo, svaniva anche il foglio appeso al frigo con la dieta. O meglio, restava lì, ma io non lo vedevo nemmeno più; aprivo il frigo con tutto il foglio attaccato sopra, mangiavo e lo richiudevo. Pensavo “da lunedì ricomincio”. Ci sono stati molti lunedì, e non ho mai ricominciato.

Poi ci sono stati altri specialisti ed altre diete. Uno me lo aveva consigliato un’amica, un altro invece mi venne suggerito perché dava “aiutini” per dimagrire. Ho scoperto solo dopo un po’ che gli aiutini erano farmaci contenenti amfetamine ed altre schifezze. Perdevo peso si, ovvio, non avevo più appetito! Appena lo ho smesse, terrorizzata, ho ripreso tutto… con gli interessi.

E continuavo a lievitare senza rendermi conto. Ho iniziato a mangiare sempre di più. I miei figli e mio marito non mi dicevano nulla per paura di offendermi, ma ho iniziato a smettere di uscire ogni volta che, prima, mi dedicavo ad una passeggiata in più con il cane, o mi allungavo a fare la spesa al mercato per fare 4 passi in più. Non mi andava semplicemente più.

I rapporti sociali, inclusi quelli familiari, iniziavano a raffreddarsi. Non ero quasi mai disponibile ad un cinema serale, un pranzo domenicale. Mi chiudevo in casa con la scusa di dover rassettare o lamentando stanchezza ed uscivo sempre di meno. Ingrassavo sempre di più.

Nelle mie interminabili ore al computer (durante le quali mangiavo) sono incappata per caso sul sito della dottoressa. Mi sono incuriosita, ho letto gli articoli ed ho pensato che era un punto di vista diverso da tutti quelli che avevo consultato sinora.

Mi sono ritrovata in molte sue parole. Non riuscivo però a trovare lo spunto adatto o forse il coraggio per contattarla. Alla fine, ad aprile mi sono decisa. Sarà stato il dopo Pasqua, in cui ero lievitata ancora di più; sarà stata la curiosità, che mi ha spinta ad andare a sentire se la cosa mi potesse interessare. Sarà stata la mia famiglia, che ho visto davvero preoccupata per me, e con cui non riuscivo più ad avere una vita serena. Sarò stata io che, guardandomi nello specchio, non mi sono riconosciuta più.

 

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Da allora seguo il mio percorso alimentare tutte le settimane. E’ impegnativo… è una psicoterapia, ed io non ne avevo mai seguita una, prima. Parliamo di tutto, poi ci focalizziamo sul peso, sul cibo, sul corpo. Ho scoperto di avere tante abitudini sbagliate, che ritenevo normali o di cui non mi accorgevo nemmeno. Ho anche scoperto di avere delle convinzioni sbagliate, come pensare che la pasta facesse ingrassare ed altre di questo genere, che mi portavano a mangiare male.

Ogni volta utilizziamo diario alimentare e contapassi, e spesso mi vengono dati altri esercizi da fare durante la settimana. Non si tratta di dirmi questo lo puoi mangiare, quell’altro no. Anzi, è proprio il contrario. Posso mangiare tutto quello che voglio, ma devo fermarmi quando sono sazia. In questo modo, lentamente, ho capito quand’è che sono sazia. Prima nemmeno me lo chiedevo. Continuavo a mangiare e basta. Questa è solo una delle tante attività che mi vengono proposte.

Sicuramente è un metodo diverso da tutti quelli che ho provato e di cui ho sentito parlare. Soprattutto so a chi mi rivolgo e che tipo di professionista è. Molti si spacciano per consulenti di qualche tipo e poi tentano solamente di venderti prodotti su internet o porta a porta. Sono stata contattata da diversi personaggi, ho anche provato alcune delle marche più note. Magari qualche chilo lo perdevo pure, ma era temporaneo. Appena ricominciavo a mangiare normalmente, li riprendevo tutti.

Sto anche facendo movimento, utilizzando il contapassi e dandomi piccoli traguardi da raggiungere. Insomma, da aprile ad oggi (5 mesi) ho perso 8kg. Ci sono diete (tipo quelle iperproteiche) che 8kg te li fanno perdere in 3 settimane. Ma poi li recuperi tutti. Qui invece sto imparando qualcosa che entrerà a far parte di me e della mia vita per sempre. Nessuno potrà portarmelo via. Non avrò più bisogno di stare a dieta, ma solo di prestare attenzione a quello che mangio ed al movimento che faccio.

Mi sono resa conto, ad esempio, che spesso mi ritrovavo a mangiare per noia o per altri motivi, non perchè avessi realmente fame. Ho deciso che devo ritrovare del tempo per me e solo per me. Fare cose che mi piacciono e cercare di coltivare degli interessi.  So che la strada è ancora lunga, devo perdere altro peso ancora, ma mi sento meglio con me stessa e con chi mi vuole bene e mi sto liberando lentamente di tante schiavitù e rinunce e sto imparando nuove e più sane abitudini.” 

“…sua disianza vul volar san’ali”
Dante

Ogni volta che pronuncio, scrivo o penso a questa frase, un brivido mi percorre tutto il corpo e mi sento felice. Non ho mai capito perché questa frase mi emozionasse tanto.

Dopo un mese e mezzo di analisi, ho trovato il perché.

Pragmatica, risolutiva e amante della logica, non ho mai rinunciato alla mia parte sognatrice e creativa che mi porta a guardare oltre i confini, mi solleva.

 “Volar sanz’ali” è il mio desiderio inconscio di leggerezza, di positività, di vita oltre gli ostacoli, che ci arrivano come macigni e intralciano il nostro percorso.  Questa mia voglia di leggerezza stona però con il mio fisico pesante, non adatto al volo, che mi trattiene  a terra. Per quanto  la mia mente ed il mio animo provino a farmi volare, trattenuta a terra dal mio peso, riesco solo a fare qualche saltello, ma non a spiccare il volo. La colpa non è di certo del mio corpo o della mia testa, troppo impegnata a tenere i pezzi insieme ed in ordine, ma di un’abitudine, una strategia, una genialata – se così la possiamo definire – del mio inconscio.

Quando ho iniziato ad incontrare i primi macigni non sapevo come fare, ed ho trovato nel cibo un forte alleato. Se mettevo in bocca qualcosa che mi piaceva, la sensazione di benessere che provavo subito dopo riusciva a farmi sopportare tutto il malumore e lo stress che il “macigno” portava con sé.  Così, nei miei momenti bui, iniziati in età preadolescenziale, spendevo tutta la paghetta in schifezze, che una dietro l’altra ingurgitavo ed alle quali non sapevo dire di no… non potevo dire di no! La cosa fantastica è che dopo stavo benissimo! Non mi sentivo in colpa. 

Era quasi magico, ma… ogni magia ha il suo prezzo. Ogni volta che riuscivo a saltare un macigno era come se ne staccassi un pezzo e lo mettessi in tasca a rendermi pesante, ovviamente sotto forma di kg. Crescevo ed iniziavo a farmi delle domande, a capire che il mio rapporto con il cibo non era sano. Provai la mia prima dieta, e l’abbandonai dopo sole due settimane! Avevo capito che era un problema alimentare, ma anoressica non ero di sicuro; bulimica, mi ci sentivo a metà.

Mi rivedevo nella parte dell’abbuffata, ma dopo non avevo sensi di colpa e di certo non vomitavo. Non riuscivo a capire perché le persone bulimiche volessero liberarsi di una magia così fantastica.  Il problema del sovrappeso è sempre stato visto dalla società con indifferenza, attribuendo aggettivi come pigrizia e scarsa forza di volontà alle persone che ne soffrivano, senza dare al problema una connotazione psicologica profonda.

I macigni continuavano ad arrivare e le mie tasche si riempivano sempre più di sassi.  A 17 anni feci la mia prima dieta seria! 8 kg in 2 mesi, peccato che poi arrivò l’estate, con il carico di stress  e due lutti importanti e consecutivi. Lasciai la dieta, raccolsi i sassi e pagai i miei bei interessi.  Altro tentativo flebile, con una dieta, dopo un annetto. Pochi kg, lasciai quasi subito, continuando a sapere che il problema non l’avrei risolto così, ma non sapevo come fare. Passarono gli anni, altri macigni e le tasche colme. Approdai ad un’altra dieta per  volere di mia madre. Una settimana. Mi rassegnai ed abbandonai ogni speranza.

Un periodo di crisi nera però mi porto a voler essere aiutata da una psicologa. La terapia giovò al mio animo, ed anche al mio corpo. Decisi di riprovare con una dieta anche perché pensavo di poter gestire le situazioni di stress senza lasciarmi andare al cibo. Tutto filò liscio, 10 kg in 3 mesi; poi,  un macigno in pieno volto.  Ripresi tutti i kg e persi nuovamente la speranza di venirne a capo.

Sono una tipa tenace, così dopo un anno e mezzo riprovai con l’ennesima dieta e, inesorabile, arrivò l’ennesimo fallimento. Non poteva però finire così, non potevo arrendermi, non mi piacevo fisicamente e qualcosa andava fatto. Sapevo di che aiuto avevo bisogno, ma non sapevo a chi chiedere.

Un giorno d’aprile, per caso, mi imbattei in una pagina “Psicologia del comportamento alimentare”….Alleluiaaaa! Contattai la Dott.ssa Federica Majore, mi inscrissi al gruppo “Dimagrire con la testa” e partii con il mio percorso.

 

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Adoro la Psicologia. Da piccola volevo diventare una psicologa ma, data la mia passione per i cani,  a 10 decisi che sarei diventata “la psicologa dei cani”. Sogno realizzato, che continuo ad alimentare e a sostenere, non smettendo mai di studiare e di aprirmi a nuovi orizzonti. Capire un cane, cercare di vedere il mondo dai suoi occhi, capire il perché di certi comportamenti e cercare di modificarli è il mio lavoro, il mio “modo” di condurre il mio lavoro. In questo percorso sono io il cane, ed io l’educatrice di me stessa. Ho sempre tenuto d’occhio il mio comportamento errato e capite le cause, ma dovevo fare un passo in più, dovevo avere conoscenze in più, strumenti in più per risolvere problema.

Iniziammo la terapia e tirai fuori  tutti i miei sassi. Alcuni già limati, consumati, simili a pietruzze, alcuni che stavo limando ed altri, i più recenti,  grandi come una palla da basket. Quelli non li avevo ancora toccati, alcuni neanche osservati. Per limare dei sassi ci vuole tempo e pazienza. Prima di tutto devi accorgerti della loro esistenza, poi iniziare ad osservarli e poi a farti delle domande a cui solo tu puoi dare una risposta. E’ dentro di te, ma va cercata con cura. La prima domanda,  quella classica, quella che fa traboccare il vaso o meglio il sasso, l’evergreen che non secca mai,  è il mitico “Perché”? 

Croce e delizia di tutta la mia vita, la parola “perché” è stata, secondo me, la prima parola che ho pronunciato dopo “mamma”. Ero la classica bambina “perché”.  Negli studi, la scienza era quella che attirava di più la mia attenzione. Mi spiegava tutto e trovavo sempre un senso logico alle mie perplessità.

L’utilizzo del metodo scientifico nella mia vita è un must, come una giacca di pelle nelle mezze stagioni o il classico tubino nero, che  sta bene in ogni occasione. Non riesco a spiegarmi qualcosa? Mi chiedo il “perché”, arrivo a delle conclusioni e vado a verificare se siano valide. Se lo sono, allora ho risolto, altrimenti – con le nuove conoscenze acquisite –  provo a fare un’altra ipotesi e riparto da capo.

Se è facile farlo con un problema di geometria diverso è farlo nella vita, dove i tempi d’attesa sono più lunghi e gli errori fanno male. Sembrerebbe che io abbia tutte le carte in regola per giocare questa partita, peccato che non basti e che la mia decisione venga appoggiata e sostenuta da pochi. La frase ricorrente è sempre la stessa , “per dimagrire bisogna chiudere la bocca!!”. Io, impavida e senza paura, affronto  questo percorso con tutto l’entusiasmo, la grinta e la sicurezza che sia la strada giusta, ma questo non cambia il fatto che sia difficile, che faccia male, che sia un percorso pieno di lacrime e che ti costringa a mettere altri macigni sulla tua strada, come se quelli della vita non bastassero. 

Inizio a compilare il diario ed a rendermi sempre più conto che le volte che mangio per fame si contano sulle dita di una mano. Chiederti  perché stai mangiando mentre addenti qualcosa o prima di farlo, o mentre stai masticando è massacrante, perché le prime volte non conosci le risposte. Nella parte “emotiva” del diario, alle voci “pensieri” ed “emozioni” non sapevo mai cosa scrivere. Buio. Accendevo la luce con un “perché” e non vedevo nulla.

Per le prime 3 settimane non corressi in alcun modo l’alimentazione, intenta a capire la parte emotiva e a monitorare il mio comportamento. Feci gli esercizi, compilai il diario, feci tesoro dei nuovi insegnamenti, limai i sassi, sia in seduta che da sola. In ogni momento della giornata. Ad un certo punto, dato che il peso ovviamente non calava, decisi cambiare il mio stile alimentare. Ci provai e caddi nella restrizione tipica delle diete. Iniziai a definire questo percorso come una linea strettissima, una corda, ed io come una funambola che doveva camminarci sopra.

A furia di cadere e di riprovarci, avrei allargato questa linea fino a farla diventare una strada che non solo mi avrebbe portato al successo, ma che avrei percorso per tutta la vita.

 

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Allora però ero ancora sulla corda. Da una parte la convinzione errata di dover adottare una restrizione simile a quella di una dieta, “non devi, non puoi mangiare questo e quell’altro”, dall’altra la spinta verso la disinibizione “mangia come ti pare, quanto ti pare e fregatene. Tanto ormai…”.

La linea era invece fatta di domande come: “hai fame?”, “ ne hai bisogno?”, “ sei sazia?” , “se lo sei, PERCHE’ continui a mangiare?”.  Io ero persa. Camminavo incerta con il peso dei mie sassi e non trovavo l’equilibrio. Non ero sola però, ad illuminare la strada c’era, e c’è, la dott.ssa  con i suoi consigli, gli esercizi,  il supporto e dando un nome ai comportamenti sbagliati.

Mi incitava, mi incita a continuare a camminare, a non avere paura di cadere e ad allargare la mia strada.

Ad un certo punto crollai di brutto. Un macigno enorme si era riproposto davanti. Era un esame finale davvero tosto per me emotivamente. Ero stremata. A furia di limare, saltare, cadere, rialzati, ripartire, esausta mi sedetti su questo macigno e decisi di staccare. Per quei due o tre giorni prima di dover saltare non volevo fare nulla, mi volevo riposare. Peccato che questo percorso non è come le diete, non lo puoi interrompere… innesca un cambiamento definitivo e, come tale, non ti abbandona mai.

Lo stress era troppo e, decisa a  sedare l’angoscia con un’ abbuffata di patatine e qualcosa di dolce, entrai in un supermercato. Arrivai al reparto patatine, le guardai, presi i Fonzies, il pacco da 8 pacchetti. Li rimisi sullo scaffale. Toccai di nuovo il pacco. Mi fermai e pensai, “non voglio, non li voglio mangiare tutti, ma ho bisogno di qualcosa per sfamare la mia “fame”, che fame non è”. Mi ricordo delle parole della dott.ssa “… ‘raschiamo’ calorie dove possiamo”, pensai di scegliere qualcosa che avesse un impatto calorico più basso. Mi guardai intorno e scelsi un pacchetto da 8 Pick-up, biscotti con il cioccolato per intenderci, ma non guardai l’etichetta. Mi abbuffai di quelli.

Per me era una vittoria. In un momento in cui il mio cervello andava in automatico, mi ero fermata a pensare. Pensavo di essere in equilibrio sulla corda, invece ero caduta. Facendo i conti in calorie, scegliere i Fonzies sarebbe stato meglio. Non si può però parlare di fallimento. La scelta di mangiare quella cosa  era stata fallimentare, ma non la “scelta” in sé. La scelta in sé è stato soffermarmi a farmi quelle domande. Interrogarmi, prima di gettarmi sul primo cibo disponibile. Chiedermi se ne avessi davvero bisogno.

Anziché deprimermi, considerandolo un errore o uno “sgarro”, mi rallegrai e continuai così. L’ago della bilancia iniziò a scendere, il mio lavoro era stato premiato e non avevo lavorato solo sul cibo, ma sui miei sassi e sui miei piedi. Grazie ad un contapassi, costantemente aumento il numero di passi e quindi aumento l’attività fisica quotidiana. È un perenne mettersi in gioco, aggiustare il tiro, dosare le forze e complimentarsi con se stessi per ogni risultato raggiunto.

Non è poi semplice fare i conti con le proprie credenze, le proprie abitudini. Ero arrivata a 5-8 caffè al giorno. I primi 2 la mattina, senza fare colazione, poi altri sparsi durante la giornata, perché ero convinta mi dessero energia e spezzassero la fame. In realtà, lo zucchero che mescolavo ad ognuno dei miei caffè non faceva altro che innalzare l’indice glicemico facendomi arrivare prima – e più affamata – ai pasti.

Ora, verso il mio caffè nel latte la mattina e mi fermo a fare colazione, pasto – come sappiamo tutti – più importante della giornata, anche a costo di far tardi a lavoro. Lo zoccolo duro, il tallone di Achille, il problema dei problemi è scindere le connessioni emozioni/ cibo. Un impegno quotidiano, che ti costringe ad imparare ad affinare i sensi per capire quando puoi agire ed inserire una nuova strategia e quando, invece, è il caso di lasciarti andare per far si che tutto questo non diventi un ulteriore stress, che poi sappiamo a cosa porta. 

Non sempre fila tutto liscio; ora la linea sottile, la corda, è diventata una strada stretta di campagna con due canali ai lati. Sabotare un sistema che, per quanto ti abbia fatta ingrassare, ti ha anche aiutata a superare momenti davvero brutti è una battaglia dura, ma è la mia battaglia!

Ora le mie emozioni le vivo, non le sedo; le lascio fare il loro corso ed è difficile, perché significa, a volte, stare male. Ma lentamente, ogni volta che lo faccio, salto un ostacolo e perdo, dalla tasca, un sasso.  Sono a meno 5 sassi, ops … – 5kg senza dieta, senza privazioni o dogmi da seguire. Sono io, le mie emozioni e il cibo. Nessun altro.

Ho il mio punto di riferimento in questo percorso, la dott.ssa, ma sono io che decido, io che lavoro, io che cambio definitivamente.

Un giorno non lontano, come la donna cannone, tutta sola mi incamminerò verso un cielo nero nero, con le mani e per le mani mi prenderò e senza fame e senza sete, senza ali e senza rete… volerò via!

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